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Apr

Intervista a Kimia

Intervista a KIMIA, sponsor della seconda tappa dei SAIE Lab 2026, in programma a Perugia il 22 aprile

Nel 2026 i SAIE Lab si trasformano in un vero e proprio percorso di avvicinamento a SAIE Bologna 2026 (7–10 ottobre 2026): non più singoli appuntamenti, ma un format integrato che attraversa l’Italia con cinque tappe dei SAIE Lab | On Tour, dedicate ai temi chiave dell’innovazione nel mondo delle costruzioni e che trova il suo momento di sintesi e rilancio nel SAIE Lab | Live in fiera.

Dopo la prima tappa di Reggio Emilia, il tour prosegue con il prossimo appuntamento a Perugia il 22 aprile, per poi continuare il suo itinerario nelle città di Napoli, Brescia e Genova.

In vista della tappa perugina, incontriamo Federico Picuti di KIMIA, sponsor dell’evento.


Per aumentare le opportunità di connessione all’interno della sua community, anche quest’anno SAIE organizza i SAIE Lab, eventi sul territorio di avvicinamento alla fiera.
KIMIA partecipa al focus di Perugia dedicato a ricostruzione, restauro, sismica ed efficientamento: quali soluzioni KIMIA porta oggi nei settori della ricostruzione, del restauro e dell’adeguamento sismico, e in che modo queste contribuiscono a migliorare la sicurezza, il monitoraggio, l’efficientamento energetico e il comfort degli edifici?

Qualsiasi innovazione è sempre il frutto di un processo e di un percorso. Il nostro è iniziato nel 1979 ed è partito fin dal principio con uno scopo preciso: recuperare il patrimonio edilizio, renderlo più bello e sicuro, evitare il consumo di suolo. Sono tutti concetti per i quali ora c’è, giustamente, un’attenzione particolare, ma per KIMIA temi come questi erano importanti già all’epoca. Oggi, grazie a quella visione, abbiamo acquisito un’esperienza unica nel settore. Esperienza che ci permette al momento di poter proporre sul mercato la gamma più ampia e completa in Italia di sistemi di consolidamento strutturale certificati, di supportare senza compromessi i professionisti nell’individuazione delle migliori soluzioni d’intervento e di contribuire in modo attivo alla ricerca scientifica in svariati ambiti. L’esperienza ci ha permesso inoltre di migliorare nel corso degli anni formulati e cicli di lavorazione, riducendo i tempi di posa e semplificando le modalità applicative, anche anticipando le esigenze più specifiche. Cito a questo proposito la nostra linea di malte di pura calce idraulica naturale, Tectoria, che al suo interno comprende soluzioni per realizzare intonaci deumidificanti macroporosi, incollaggi di superfici affrescate, iniezioni di murature a sacco e rasature interne ed esterne. KIMIA propone malte totalmente esenti da cemento da decenni, eppure prodotti come questi vengono presentati sul mercato come una risposta recente alle attuali esigenze di sostenibilità e compatibilità. Lo stesso discorso può essere fatto per i compositi. Sembrano tecnologie “nate” all’incirca agli inizi degli anni Duemila, in realtà le prime applicazioni in ambito strutturale con le nostre resine e con i nostri tessuti in fibra di vetro prima, e di carbonio poi, risalgono a 40 anni fa. Il fatto di aver anticipato molte tendenze nel settore con largo anticipo è sicuramente motivo d’orgoglio ma è anche uno stimolo a innovare ancora.

Quanto è importante per la vostra azienda la connessione con il territorio?

Per KIMIA il legame con l’Umbria è fondamentale e strettissimo. Il nostro territorio ha sicuramente inciso sulle scelte compiute nei primi anni di attività e incide tutt’ora nelle scelte più strategiche. Non solo per la presenza di un vasto patrimonio edilizio e architettonico, ma per l’esistenza di competenze ed esperienze consolidate proprie degli attori locali: dai funzionari pubblici ai progettisti, dalle imprese esecutrici al mondo della ricerca. Nel corso degli anni c’è stata, in tal senso, una crescita comune notevole. Ciò ha permesso di mettere a fattor comune queste esperienze a beneficio del territorio stesso e del settore più in generale. Pensiamo all’Umbria come a un laboratorio a cielo aperto, perché ha richiesto nel tempo sfide complesse e perché ci ha sempre consentito di combinare sul campo, in molteplici contesti, materiali tradizionali e tecnologie innovative, permettendoci così di migliorare i cicli d’intervento e di trovare nuove soluzioni. Questo valeva quarant’anni fa, quando in modo pionieristico abbiamo introdotto in Umbria i compositi nel campo del rinforzo strutturale, e vale tutt’ora. Per esempio, in Umbria così come in Emilia, abbiamo iniziato a proporre, all’incirca 15 anni fa, sistemi di rinforzo basati sulla combinazione tra malte a base di calce in classe M15 e tessuti in acciaio inox. Oggi questa stessa soluzione, ottimizzata con l’esperienza e grazie a specifiche campagne di test previste dalle norme in vigore, non è solo un sistema di rinforzo strutturale a bassissima invasività e alta compatibilità con le murature, ma anche e soprattutto una tecnologia totalmente inalterabile, anche alle condizioni ambientali più estreme. Sto parlando del nostro Kimisteel INOX 800. Questo sistema di tipo FRCM è stato testato a fini certificativi in ambienti ultra-aggressivi presso i laboratori dell’Università Roma Tre e i risultati sono stati talmente positivi che l’Università stessa ci ha proposto di spingere il sistema all’estremo, sottoponendolo al medesimo stress per 5000 ore, ovvero 2000 ore in più rispetto al monte orario richiesto dalle norme. Al termine dei test il sistema ha presentato un tasso di degrado pari allo 0,4%. Il dato è incredibile, soprattutto se lo si rapporta al tasso di degrado limite previsto in materia, che non deve superare il 20% su un massimo di 3000 ore di test. Proprio per queste ragioni, Kimisteel INOX è stato scelto e impiegato nel recente intervento di miglioramento sismico della Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, che al suo interno conserva la Porziuncola di San Francesco. Gli interventi alla Basilica, e in particolare sulla cupola e sulle volte, svolgeranno la propria funzione strutturale per un periodo di tempo “teoricamente” illimitato. Ciò introduce un’altra considerazione importante, ossia quella sui vantaggi economici derivanti dall’impiego di sistemi che non richiederanno nel tempo ulteriore manutenzione o nuovi lavori di sostituzione tecnologica. Considerando l’immenso patrimonio storico e la sismicità del nostro Paese, progettare con un sistema come questo porterebbe benefici molteplici, in primis un risparmio notevole in termini di spesa pubblica.

Ci racconti qualche progetto/intervento/case history particolarmente interessante che avete realizzato sul territorio umbro…

Gli interventi realizzati in Umbria, degni di essere raccontati, sarebbero tantissimi. Posso citare fra tutti la ricostruzione del ’97 e gli interventi che si resero fondamentali per la Basilica di San Francesco d’Assisi, oppure la messa in sicurezza del centro storico di Norcia dopo il terremoto del 2016. Nei mesi successivi al sisma del 30 ottobre, infatti, la Soprintendenza dell’Umbria e i Vigili del Fuoco con l’ausilio delle nostre malte storiche e l’assistenza dei nostri tecnici, misero in atto una vasta operazione volta a proteggere le mura urbiche e tutti gli edifici religiosi lesionati dal sisma, al fine di evitare altri crolli e ulteriori lesioni causate dai fenomeni atmosferici. Come dicevo poc’anzi però, i cantieri particolarmente interessanti in Umbria sono molteplici e tra questi posso citarne sicuramnete altri. Per esempio, la ricostruzione della Basilica di Benedetto e i rinforzi strutturali eseguiti al Teatro Civico e agli edifici ATER sempre a Norcia, il consolidamento del campanile del Duomo di Foligno nel ’98 e degli arconi di Piazza Grande a Gubbio più di recente. Posso citare inoltre i lavori realizzati alla Rocca Flea a Gualdo Tadino, alla Torre del Vescovo a Città della Pieve e al Ponte delle Torri a Spoleto oppure, ancora, al Museo Archeologico dell’Umbria, alla Cattedrale di San Lorenzo, alla Fontana Maggiore, al Collegio universitario ADISU, al Teatro Turreno e al Palazzo della Provincia in centro a Perugia. Potrei andare avanti all’infinito ma, per concludere, ci terrei a ricollegarmi proprio a quanto stavo dicendo precedentemente, ossia ai primi interventi con i materiali compositi. Proprio a Perugia, infatti, c’è uno dei primissimi edifici storici al mondo a essere stato consolidato con questi materiali: è il Santuario di Rivotorto ad Assisi, ovvero l’edificio che custodisce al proprio interno il Tugurio di San Francesco. Era il 1984 e lo stesso Santuario, che aveva subito danni strutturali nei primi anni Ottanta, grazie agli interventi di rinforzo eseguiti all’epoca con materiali del tutto nuovi nel settore, i tessuti in fibra di vetro combinati con resine epossidiche, resistette perfettamente al terremoto del 1997. Non solo: quarant’anni dopo, le indagini di pull-off al Santuario, commissionate da KIMIA a un laboratorio specializzato per valutarne lo stato di conservazione, hanno dimostrato che ancora oggi quei materiali sono perfettamente integri e performanti. Il tema della durabilità dei materiali e le verifiche di questo tipo hanno una valenza importantissima per noi in quanto produttori ma in generale per tutti; ci permettono infatti di pianificare interventi preventivi mirati e possono aiutarci a individuare soluzioni sempre più efficaci nella salvaguardia del patrimonio, anche in contesti emergenziali.


Federico Picuti
KIMIA